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Per Vendola

di Antonio Prete

La nostalgia per la Puglia –mia terra d’origine e di frequenti ritorni- è acuita questi giorni dal fatto che, cittadino senese come ormai sono, non posso votare alle primarie per Vendola. Cosa che, potendo, farei senza alcun dubbio e anzi con convinzione, per le ragioni che seguono. Con la scelta di Vendola, cinque anni fa, si affermava l’idea di una regione che, a partire da un cambiamento della condizione giovanile, voleva tentare il sogno, e anche, concretamente, il disegno, di una trasformazione profonda, sentendosi, allo stesso tempo, nel Mediterraneo e nell’Europa, nelle loro storie e culture e tradizioni. E per questo delineava l’immagine di una terra del Sud finalmente sottratta all’oscuro e tragico ricatto delle mafie, attenta ai problemi del lavoro e dell’occupazione giovanile, aperta all’accoglienza dello straniero, promotrice di una cultura in equilibrio tra tradizione e invenzione, tra storia e innovazione. Certo, un sogno. Che però poteva avere subito delle sue declinazioni visibili. E questo voleva dire, in concreto, scegliere con decisione i progetti di energia alternativa e rinnovabile, valorizzare i saperi esistenti, promuovere la ricerca, dare impulso a una cultura che in tutti i suoi linguaggi si misurasse allo stesso tempo con l’ascolto dell’altro e con l’interrogazione sul proprio passato, con le tradizioni locali e prossime e con quel che arrivava da lontano, da altre lingue e culture. Forme concrete di questo disegno ho avuto occasione di vedere in opera nei miei frequenti ritorni in Puglia. Come ho visto diventare realtà i parchi marini, prender forma la cura delle coste, diffondersi capillarmente una sensibilità ecologica, prima quasi del tutto estranea. E, soprattutto, diventare opinione meno rara e persino diffusa l’idea che politica e questione morale sono strettamente congiunte, e che la partecipazione alla cosa pubblica può anche poggiare sulla passione, e non sull’intrigo, sulla dedizione e non sull’interesse, sul bene pubblico e non sul tornaconto privato. Ora, domandarsi se tutto questo può continuare laddove è avviato e avere altre occasioni laddove finora è stato impedito, significa porsi una domanda politica. Oppure, a sinistra, dobbiamo continuare ancora a pensare che politico è anzitutto il disegno delle alleanze, il calcolo dei possibili voti, le sottigliezze interessate dei partiti? A furia di credere alle cosiddette strategie vincenti, e di considerare impolitica ogni forma di passione, e ingenuo ogni sogno, la sinistra è nel guado più melmoso della sua storia.

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SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTA’

PROPOSTA DI DOCUMENTO CONCLUSIVO DELL’ASSEMBLEA PROVINCIALE SENESE 12.12.09 – INTEGRABILE E MODIFICABILE ANCHE ATTRAVERSO I COMMENTI

Il lungo, complesso e necessario percorso per ricostruire un soggetto politico unitario della sinistra italiana deve proseguire. La partecipazione di Sinistra e Libertà alle elezioni europee ha fatto registrare un risultato significativo ( frutto dello straordinario contributo di chi ha creduto in questo progetto) dal quale occorre ripartire per realizzare con i tempi politici necessari, ma senza inutili rinvii, la costruzione del Partito di Sinistra Ecologia e Liberta’

Siamo ancora nel pieno di una crisi globale causata da 25 anni di delirio capitalistico e di globalizzazione neoliberista con il perseguimento della massimizzazione dei profitti, ed il conseguente indebolimento dell’economia reale. Questo ha prodotto la grande recessione mondiale che ha provocato disoccupazione strutturale e incremento dei costi sociali, delle povertà e delle disuguaglianze, la ricattabilità dei lavoratori, la crescita degli egoismi e l’abbandono della partecipazione, inducendo anche l’aumento dei fenomeni di intolleranza e razzismo .

In Italia i connotati della crisi, a lungo occultati dal governo, interessano in pieno anche le istituzioni e la loro credibilità, insieme a quella più generale della politica. In questo contesto diventa urgente ricostruire una forza politica capace di includere in se stessa il meglio del pensiero e delle tradizioni storiche della sinistra, laiche ed ambientaliste, per ritrovare sintonia con quella parte del Paese che aveva consegnato alla Sinistra le proprie speranze e per mettere in cantiere iniziative e proposte adeguate alla fase che stiamo vivendo.

Vogliamo costruire una Sinistra nuova che sappia farsi carico, con assoluta onestà intellettuale, delle difficoltà in cui si trovano oggi le forze della sinistra e del socialismo europeo, non per liquidarle o archiviarle, ma per ritrovare sul terreno della cultura di governo le vie possibili di una nuova affermazione, in quanto la sinistra europea socialista, democratica ed ecologista, rappresenta ad oggi, con tutte le sue difficoltà ed inadeguatezze, l’unica alternativa ai governi della destra conservatrice.

Dobbiamo inoltre contribuire a costruire una nuova coalizione di centrosinistra in Italia, che sia capace di cacciare Berlusconi e la destra liberticida dal Governo. La sconfitta della Sinistra Italiana, prima ancora che elettorale, è stata culturale. E dunque sentiamo pressante il bisogno di ricostruire una nostra identità ideale e di elaborare un progetto politico alternativo a quello liberista. In questo contesto Sinistra Ecologia e Libertà deve contribuire a rimettere al centro dell’interesse della politica italiana alcuni dei temi principali come:

- Centralità del lavoro e dei suoi diritti con il rifiuto della precarizzazione sociale,

- Centralità della Formazione, Cultura, Università e Scuola,

- Difesa del territorio e dell’ambiente, incentivazione al risparmio energetico, produzione di energia con modalità ecocompatibili e contrarietà netta al nucleare,

- Difesa dalle privatizzazioni dei beni comuni dell’umanità, a partire dall’acqua,

- Pace, nonviolenza e diritti dei popoli,

- Giustizia e mobilità sociale,

- Laicità dello Stato e Diritti civili,

- Rifiuto di ogni discriminazione di genere.

- Moralità della politica: politica intesa come servizio ai cittadini

- Ricostruzione di un senso comune dello stare insieme nella collettività nazionale e rilancio di un Paese condannato dall’attuale maggioranza governativa ad un declino ineluttabile

La crisi ambientale è ora al centro della Conferenza Mondiale di Copenaghen e rappresenta la maggiore ipoteca sul futuro delle prossime generazioni, per questo deve stare al centro di ogni analisi sulla condizione del pianeta. Lo sfruttamento operato sul globo è più veloce dell’innovazione ecologica e organizzativa che potrebbe difenderlo. L’uso illimitato delle risorse, la crescita dell’inquinamento, la desertificazione e i processi di urbanizzazione forzata su scala mondiale, mettono a rischio l’esistenza delle stesse forme viventi sul nostro pianeta.

Occorre ripensare profondamente il nostro modello economico. Dopo tanti anni, la politica ha ora la possibilità di riprendere lo spazio e l’incisività che le erano state sottratte dall’ideologia dell’autoregolazione dei mercati e dall’illusione di una crescita senza limiti.

Dopo la crisi del ’29, si fece ricorso al new deal, oggi è necessario un “green and fair deal” per ridare senso alla politica pubblica. Il Presidente Usa Obama, non senza contraddizioni, ha messo in campo un’agenda di interventi che vanno nella direzione giusta: economia “verde” e impegni concreti per la tutela dell’ambiente, intervento pubblico nella politica industriale, proposta di regolazione del mercato, potenziamento della sanità pubblica.

Dobbiamo perseguire un nuovo modello di sviluppo basato sulla giustizia e l’equità, nell’ambito dei singoli stati e su scala internazionale: dall’agricoltura alla produzione industriale, dai beni comuni alle politiche energetiche. Un modello non segnato dalla sola ricerca della crescita per i più ricchi del pianeta, ma che metta al centro la promozione di un nuovo modo di alimentarsi, di produrre e di consumare, puntando ad una crescita della qualità della vita, oltre che sulla piena e buona occupazione. Questo tema deve essere centrale per la nuova formazione politica della Sinistra.

Il lavoro in questi anni ha subìto una perdita importante di centralità anche a causa della globalizzazione e della finanziarizzazione dell’economia, i cui risultati sono drammaticamente sotto gli occhi di tutti. Le trasformazioni nel modo di produrre e la rivoluzione tecnologica degli ultimi decenni hanno poi cambiato il modo di lavorare e le gerarchie produttive. Sono state applicate nuove tipologie contrattuali che hanno prodotto una estrema flessibilizzazione, che ha finito per sfociare nella precarizzazione di una grandissima parte dei rapporti.

Senza ignorare l’esigenza di flessibilità nell’ambito dei settori interessati dalla stagionalità, ed in conseguenza della nuova organizzazione produttiva e commerciale introdotta dalle imprese, registriamo come, a partire dalla legge Treu, aggravata dalla legge 30, a fronte della flessibilizzazione dei rapporti di lavoro, non siano state introdotte le conseguenti necessarie tutele in campo previdenziale, reddituale e formativo. Siamo ormai di fronte ad una situazione di vera emergenza con un frequentissimo ricorso improprio alle nuove forme precarizzanti del lavoro allo scopo di ridurre vincoli e costi per le imprese.

In Provincia di Siena oltre l’80% dei rapporti di lavoro attivati nel 2008 e nel primo semestre 2009, sono a tempo determinato e alla loro scadenza se ne stabilizza una parte molto limitata. Con un rapporto precario, il lavoratore perde potere contrattuale e sindacale ed in molti casi finisce per divenire concorrente, per il rinnovo del contratto, di altri lavoratori anch’essi precari. Ne risulta dunque anche la riduzione dei diritti che colpisce in prima istanza l’area del lavoro flessibile, ma che minaccia di estendersi a tutta l’area di quello dipendente.

E’ urgente il superamento di questa situazione e, in attesa delle necessarie modifiche legislative, che il lavoro flessibile diventi per le imprese più costoso di quello stabile, per scoraggiarne l’utilizzazione impropria. Le Istituzioni preposte, facendo osservare le leggi esistenti, devono incoraggiare la stabilizzazione dei rapporti di lavoro ricorrendo anche ad eventuali incentivi alle imprese interessate, e devono sostenere sul piano economico e sociale i percorsi lavorativi individuali ed autonomi.

L’alternativa democratica al centrodestra, è per Sinistra Ecologia e Libertà il primo impegno per far tornare il paese alla normalità. Occorre lavorare alla costruzione di un nuovo centrosinistra capace di esprimere compiutamente una proposta di governo. Per questo è necessaria un’alleanza fondata sul rispetto reciproco tra le forze che la compongono e sulla chiarezza della responsabilità che si assume di fronte agli elettori.

Tramontata la disastrosa stagione dell’autosufficienza del Pd occorre che Sinistra Ecologia e Libertà avii con esso un confronto serrato sui temi da mettere in agenda, per evitare di fargli la copertura a sinistra oppure di vivere ogni questione in termini di competizione. Dobbiamo tenere conto del fatto che il PD, nonostante la vittoria di Bersani, è ancora pieno di contraddizioni con posizioni confuse e contrastanti al suo interno, e carente di una visione alternativa su questioni come l’economia, la laicità dello Stato, la questione ambientale,ecc.

Una forza di sinistra autonoma, come quella che vogliamo costruire, pur partendo da dimensioni modeste, è consapevole che alcune sue posizioni potrebbero diventare determinanti nel programma di un futuro governo: dalla riforma ecologista dell’economia, alle battaglie per la laicità, al contrasto alla precarietà, fino alla politica di integrazione per i migranti.

Dobbiamo avere la piena consapevolezza che le nostre alleanze non si possono rinchiudere nella sfera della rappresentanza politica, ma devono nutrirsi di relazioni con i movimenti, i sindacati, le associazioni con i quali definire progetti e azioni comuni.

La manifestazione del 5 dicembre scorso ha rappresentato uno spaccato importante della società italiana. In piazza non sono scesi solo quelli che volevano rovesciare Berlusconi , ma anche i lavoratori dell’Eutelia, il movimento del NO al ponte sullo stretto, i precari della scuola, i ragazzi dell’Onda anomala, i comitati per l’acqua pubblica, ecc. Ma i movimenti da soli non sono in grado di rovesciare l’attuale sistema dominante. Per vincere occorre che questa energia abbia riferimento in un soggetto capace di recuperare la protesta , di contaminarla con i temi etici e sociali e di organizzarla in proposta politica.

Occorre contribuire a fare assumere ai i movimenti un progetto alternativo ed un sistema di grandi valori, che si occupi anche della crisi economica e finanziaria di oggi e che soprattutto dia una speranza concreta di cambiamento. Per questo è necessario portare avanti la costruzione del nuovo partito della Sinistra e di un nuovo centrosinistra che si candidi a guidare il paese

L’assemblea provinciale senese di SEL esprime unanimemente la sollecitazione ad accelerare il percorso di costruzione del nuovo partito, superando perplessità ed incertezze, senza assecondare posizioni conservatrici, ma entrando nel merito concreto del suo profilo politico, ideale ed organizzativo. Sinistra Ecologia e Libertà di Siena, vuole contribuire a questo processo sul terreno concreto della politica, promovendo la lotta dei cittadini per i diritti collettivi e gli interessi generali della società e favorendo l’incontro e l’aggregazione delle forze sociali e popolari.

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Giovedi 5 Novembre, ore 21:30 Saletta dei Mutilati, assemblea di presentazione di Sinistra e Libertà e inizio della campagna di adesione saranno presenti Gennaro Migliore e Fabio Mussi, che vedrà il culmine il 19 dicembre a Roma con l’Assemblea Nazionale.

ott 15

“Abbiamo avuto due sinistre. Non ne abbiamo più nessuna. Dobbiamo provare a ricostruirne una.”

Si conclude così  il libro che Fausto Bertinotti (”Devi augurarti che la strada sia lunga“)presenterà a Siena il 28 ottobre prossimo alle ore 17.30 alla biblioteca comunale di Siena insieme ad Omar Calabrese e poi alle ore 21.00 alla sala comunale di Asciano.

Un lungo dialogo sulla sua storia, partendo dalla Milano del primo dopo guerra, partendeo dal sindacato, poi la politica, i movimenti e l’esperienza da Presidente della Camera. Una cronologia lucida, che prova a ricostruire una parabola che ha portato alla disintegrazione della sinistra italiana, con l’augurio però che qualcosa possa rinascere.

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ott 6

C’è un’immagine dominante in questo Paese: l’immagine di un premier super-Uomo, di un leader acclamato che non teme dissensi, il cui Governo è l’unica squadra capace, in tutta l’Europa, di affrontare una crisi drammatica che mette a dura prova quelle sicurezze che si credevano intoccabili ed immutabili. Questa, almeno è l’immagine che viene trasmessa a reti unificate dalle televisioni del Premier, dai suoi giornali e dalle sue radio.

Oltre, c’è il blackout imposto dai trecentomila di Piazza del Popolo, da chi decide di spegnere un media monolitico per rimettersi alla ricerca di un racconto più vero. Ci sono le storie tenute in silenzio, in ogni territorio, in ogni città di questa Italia invisibile: ci sono operai ed impiegati che occupano la propria fabbrica, o il proprio ufficio per difendere il posto di lavoro, i genitori con i figli che non entrano a scuola e si mettono a far lezione sui gradini del loro istituto perché le classi sono assurdamente sovraffollate, o gli insegnanti precari che vengono strangolati dai tagli imposti dalla riforma.

Oltre c’è la necessità di ricostruire un soggetto politico che sia capace di ridar voce al Paese reale, di sapersi fare strumento e veicolo di un disagio crescente e di un dissenso oscurato. Sinistra e Libertà sono le parole che abbiamo incontrato guardando questa necessità. Una forza nascente che vuole costruire insieme a tutti i cittadini e le cittadine una società diversa, un’altra idea di crescita collettiva, di stare insieme, di abitare le città. E vogliamo farlo, come a Siena, assumendoci tutte le responsabilità che comporta la concretezza di questo progetto, come il governo del Territorio sui vari livelli.

La nostra avventura è nata poco prima delle elezioni provinciali e l’elezione di Roberto Renai in Consiglio Provinciale e la nomina di Gabriele Berni dimostrano il grande riscontro che ha avuto e la fiducia che in tanti ed in tante ci hanno dato. Oggi siamo alle porte di un altro grande momento: la costruzione del soggetto politico in ogni realtà.

Salutiamo con piacere la volontà espressa da alcuni soggetti organizzati di sciogliersi da subito dentro Sinistra e Libertà. Pensiamo che questo possa essere un grande inizio, capace di coinvolgere immediatamente quello stanchissimo “popolo della sinistra” che, seppur smarrito, ci ha incoraggiato con il milione di voti ricevuto alle elezioni europee a proseguire questa strada. È da quel milione che dobbiamo ripartire convocando grandi assemblee pubbliche in ogni comune della Provincia, aperte a chiunque voglia partecipare, sovrane su ogni scelta e luogo principale di un confronto vero che sia capace di scrivere dall’inizio questa grande storia, i suoi caratteri fondativi, il suo percorso, la sua forma.

Sinistra e Libertà è un grande sogno che deve avere al centro della sua natura la democrazia e la partecipazione, come interrogativo principale e come tratto costituente del suo essere. Un grande sogno che non sarà mai rinchiuso in un marchio proprietario, in un simbolo sterile: questa sinistra è di tutti coloro che vorranno mettersi in gioco per ricostruire in questo Paese una grande forza alternativa alle destre capace di essere interprete e motore del cambiamento.

ott 2

Dopo l’Assemblea di Napoli prosegue il cammino di Sinistra&Libertà verso il congresso fondativo.
E’ stato approvato nella prima riunione del Coordinamento Nazionale il regolamento per l’adesione, che prevede nell’immediato la creazione di coordinamenti regionali e l’apertura di un tesseramento che prevede la sottoscrizione di una Carta di Adesione.

set 5

Articolo di Alessandro Cannamela riguardante la questione acqua uscito sul Corriere di Siena.

In questa calda estate ci troviamo per l’ennesima volta a fare i conti con il problema idrico: negli scorsi anni era successo per una situazione legata alla siccità, peraltro non ancora risolta, quest’anno per il cosi detto “Balzello”, la cauzione di 40 euro che l’Acquedotto del Fiora esige dai cittadini dell’Ato 6 Ombrone.

La polemica non tende a placarsi, si rincorre nel mettere alla pubblica gogna quel Sindaco reo di aver votato si al canone, il formarsi di comitati a difesa dei cittadini contro il balzello, le interrogazioni che si susseguono nei vari comuni da parte delle opposizioni di ogni colore e forma: si crea molta confusione, ma, almeno così ci pare, non si riesce ancora a centrare l’obbiettivo, ammesso che in questa azione ce ne sia uno, visto che solitamente in queste vicende si tende a liquidare conti che con gli interessi dei cittadini hanno ben poco a che fare.

Ciò che riteniamo debba rimanere inalienabile è il diritto dei cittadini di avere accesso all’acqua potabile di buona qualità, e per essa pagare un prezzo ragionevole: è ormai evidente che con questo  quadro legislativo e con un Ato immenso come il nostro, peraltro contraddistinto da una scarsa densità abitativa, il sistema pensato non regge, a meno che non si faccia pagare l’acqua 5\6 euro al metro cubo, prezzo insostenibile per gran parte delle nostre famiglie.

Da qui, possiamo tentare di analizzare la situazione, partendo dal nostro soggetto gestore, l’Acquedotto del Fiora: esso è fortemente indebitato, ha quasi esaurito tutte le linee di credito messe a sua disposizione dalle banche, ci sono creditori che da molti mesi aspettano di vedersi riconosciuti i soldi per lavori già fatti, sta disperatamente cercando nuove forme di finanziamento, con le tariffe pagate dai cittadini può a malapena coprire i costi ordinari, lasciando gran parte degli investimenti agli anni a venire.

La tariffa non può essere più alzata di così, per un meccanismo legislativo: allora come è possibile attivare gli investimenti necessari ed avere un prezzo ragionevole? Secondo noi reinserendo nel governo dell’acqua la fiscalità generale, come avveniva precedentemente alla legge Galli, pensando che una grande e moderna rete idrica sia un’opera di interesse generale che deve essere, perciò, finanziata con le risorse che derivano dalla tassazione nazionale.

Alcuni in questi giorni aprono alla gestione su scala Comunale, altri continuano a sostenere il dogma della privatizzazione totale: in questa situazione è  difficile, però, capire quale possa essere la soluzione praticabile, e alla luce della precaria situazione finanziaria dei comuni (dopo l’ultima botta derivante dalle mancate entrate dell’ICI), potremmo affermare che non è più possibile gestire un servizio idrico integrato su scala comunale.

Per quanto riguarda l’ipotesi di affidare la gestione del servizio interamente al privato, questo attuale modello di gestione, già fortemente controllato da privati, ci consente di affermare che non è possibile speculare sul bene vitale primario; la crisi economica che vive l’occidente, inoltre, demolisce il dogma novecentesco del privato più efficiente, più efficace e più economico mettendo alla luce le falle di questo sistema.

Noi pensiamo che una proposta percorribile sia quella di avere soggetti programmatori su media o piccola scala, ma soggetti gestori uniformi, che nel nostro caso si tradurrebbe in un soggetto gestore per l’intera Provincia di Siena.

Oggi è  necessario che la politica ritorni con forza su questo tema, cercando da un lato di costruire una proposta di governo più avanzata, richiamando le istituzioni ad una attenzione maggiore alle esigenze sociali, in un periodo di forte crisi; ciò è possibile solo allargando il tema del governo pubblico dell’acqua a tutti i cittadini interessati al tema, creando un meccanismo virtuoso di partecipazione attiva.

Come sinistra, in questi anni, avevamo criticato fortemente questo sistema, sostenendo che era ingestibile finanziariamente e socialmente: il nostro impegno resta, perciò, fortemente concentrato alla costruzione di un nuovo modello gestionale, che tenga conto anche delle giuste istanze sociali per un governo partecipato e responsabile sul tema acqua.

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Questo l’articolo uscito martedì 1 settembre sulle pagine del corriere di siena scritto da Roberto Renai, capogruppo in consiglio provinciale della Sinistra.

Le vicende tragiche di questi giorni hanno consegnato ai nostri sguardi le immagini crude di una realtà incomprensibile nel ventunesimo secolo: i corpi e i volti dei 5 sopravvissuti all’ennesimo naufragio hanno raccontato anche senza le parole il loro viaggio, la fine assurda dei propri 70 compagni di sventura.

Il dibattito che si è sviluppato successivamente ha portato alla luce il fallimento delle politiche immigratorie (criminali) di questo governo, capace esclusivamente di emanare decreti demagogici e che hanno ricadute tragiche: politiche che si declinano oggi nell’incredibile denuncia che riguarda gli eritrei di quel gommone alla deriva che aspre polemiche internazionali ha provocato.

Anche la reazione alle parole della Chiesa, che ha parlato di uno Stato cieco di fronte al dramma dei migranti come ai tempi della Shoah, sono il segno di una politica che all’analisi della realtà preferisce il proclama ideologico.

Il decreto sicurezza, entrato in vigore lo scorso 8 agosto, risponde alla stessa logica: creare paura ed insicurezza, discriminare i migranti, senza preoccuparsi neppure delle conseguenze drammatiche delle proprie azioni.

Negare il diritto all’assistenza sanitaria ai clandestini, infatti, significa mettere a rischio la salute non solo di tutti coloro che per paura non si recheranno nei luoghi idonei per curarsi, ma dell’intera popolazione.

Negare l’istruzione ai figli dei clandestini, inoltre, significa costruire una società che riconosce determinati diritti solo a chi possiede un certo sangue o una certa nazionalità, in altre parole una società che si fonda sulla discriminazione razziale.

Istituire ronde di squadrista memoria che pattugliano il territorio alla ricerca di immigrati pericolosi, non diminuisce l’insicurezza delle strade degli italiani, ma anzi crea squadroni di dilettanti spesso mossi da pregiudizi ed astio.

La politica e la pratica dell’integrazione, quell’esercizio complesso di democrazia e cessione di sovranità, quel riconoscimento e quell’interazione, quella intercontaminazione culturale, quell’arricchimento reciproco scompaiono: resta sullo sfondo nero dipinto in monocolore dalla destra la politica securitaria come soluzione del “problema” immigrazione.

Anche il diritto internazionale costruito nel secondo dopoguerra, che metteva in primo piano i diritti universali dell’Uomo rispetto alle leggi statali, viene calpestato: si riafferma così un sistema di pensiero per cui la nazione, lo Stato, ha il diritto di vita o di morte sui cittadini, siano essi migranti o indigeni.

Noi riteniamo che questa provincia debba essere immune da questo germe di intolleranza: essa deve migliorare i propri servizi (non ultimi quelli offerti dalla questura e che più volte sono stati messi sotto osservazione da questo giornale), aumentare le iniziative interculturali, cercare soluzioni efficaci per governare i problemi connessi alla crisi per questi cittadini, ma non dovrà mai cadere nella trappola della rincorsa culturale della destra.

La legge regionale toscana ci dona strumenti per affrontare le problematiche legate al nuovo decreto sicurezza: guardiamo ad essa come ad un esempio importante di reazione istituzionale.

Per questo motivo presenteremo in consiglio provinciale ed in più di 20 comuni, una mozione che ribadirà questi concetti, il fermo sostegno alla legge regionale sull’immigrazione, contro una politica fatta di falsi slogan e discriminazioni reali.

lug 27

L’uomo e la donna che, confusi, muovono passi incerti fra le macerie del ‘900 fanno fronte allo spaesamento che provano con una convinzione certa: la necessità di ricostruire una città degli uomini, uno spazio di intercontaminazione e di scambio reale di culture ed esperienze, uno spazio di trasformazione e di elaborazione collettiva.
Ma se la certezza della necessità di provvedere alla ricostruzione di un mezzo di cambiamento rappresenta un dato oggettivo e sicuro, ben altra riflessione comporta il naturale interrogativo sul come questo mezzo si disegna sul piano reale. Non è più possibile scindere il “cosa” dal “come”.

“Il mezzo è il messaggio”, diceva McLuhan, intendendo che ogni medium “va studiato in base ai criteri strutturali in base ai quali organizza la comunicazione; è proprio la particolare struttura comunicativa di ogni medium che lo rende non neutrale, perché essa suscita determinati comportamenti e modi di pensare e porta alla formazione di una certa forma mentis.”

Noi pensiamo che la nuova Sinistra dovrà essere capace di rompere gli argini degli schemi organizzativi conosciuti, di mettersi in gioco ed in discussione aprendosi completamente e stabilendo la sua collocazione naturale  in mezzo alla gente, senza quei vetri doppi e quelle barriere protettive che fino ad oggi, troppo spesso, sono servite a proteggere gruppi dirigenti privi di qualsiasi consenso reale che agivano spinti da necessità di autoconservazione.

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lug 27

La lunga parabola della sinistra ritrova dopo lunghe peripezie teoriche e ideologiche un suo concetto fondante: la libertà.

La libertà, che da sempre guida le azioni degli uomini e delle donne impegnati nel riscatto sociale, non ha trovato per lungo tempo piena cittadinanza nella sfera della sinistra politica intenta a contrapporle l’eguaglianza come contro altare valoriale non percependo sino in fondo la connaturata istanza dei due principi. Tutto nasce, forse da una intrerpretazione ortodossa del marxismo sul piano teoretico e con la contrapposizione al liberalismo sul piano più prettamente politico.

Forse lo stesso Marx, nel suo furore espositivo, ebbe a contrapporre in maniera talmente decisa la questione tra libertà sociali e libertà individuali (borghesi) tanto da comprimere il suo stesso punto di partenza nella ricerca che intraprese. La storia del socialismo reale poi fece il resto, cercando e amplificando questa contrapposizione per celare l’aspetto del regime che andava consolidando.

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