[Seminario MPS - Documenti] La libertà che rifiorisce a sinistra

La lunga parabola della sinistra ritrova dopo lunghe peripezie teoriche e ideologiche un suo concetto fondante: la libertà.

La libertà, che da sempre guida le azioni degli uomini e delle donne impegnati nel riscatto sociale, non ha trovato per lungo tempo piena cittadinanza nella sfera della sinistra politica intenta a contrapporle l’eguaglianza come contro altare valoriale non percependo sino in fondo la connaturata istanza dei due principi. Tutto nasce, forse da una intrerpretazione ortodossa del marxismo sul piano teoretico e con la contrapposizione al liberalismo sul piano più prettamente politico.

Forse lo stesso Marx, nel suo furore espositivo, ebbe a contrapporre in maniera talmente decisa la questione tra libertà sociali e libertà individuali (borghesi) tanto da comprimere il suo stesso punto di partenza nella ricerca che intraprese. La storia del socialismo reale poi fece il resto, cercando e amplificando questa contrapposizione per celare l’aspetto del regime che andava consolidando.

Forse è giunta l’ora di riunificare i concetti delle libertà in un concetto più ampio di libertà (al singolare) che sia inclusivo senza necessariamente capitolare sul versante liberale. E qui torna utile il caro giovane Marx con le sue domande: che cosa è la libertà? Da cosa e da chi si guadagna la libertà? La concezione borghese (utilizzo questo termine demodè per semplicità) vuole che la libertà si identifichi con l’individuo nel suo rapporto con l’altro, anzi nel suo limite che è l’altro, nella più classica delle affermazioni di tale pensiero: la mia libertà finisce dove inizia la tua.

Evidentemente questa concezione non si limita a vedere nell’altro un limite alla propria espressione creativa, realizzandosi come libertà negativa, ma produce un falso storico presupponendo che l’uomo libero in assoluto è l’uomo solo, l’uomo della giungla, ovvero l’uomo che non incontra nessun limite al dispiegarsi della sua libertà individuale. Questa concezione è quella dell’uomo visto come “monade isolata e ripiegata su se stesso”.

Ma come dicevamo questo è un falso storico, in quanto l’uomo ha espanso da sempre la sua libertà nell’incontro con altri uomini. Da quell’incontro si sono messe in comune le conoscenze, si sono potuti cacciare animali più grandi, si sono costruite dighe e abitazioni sempre più confortevoli, etc. In pratica è grazie all’incontro di uomini che oggi abbiamo espanso enormemente le nostre possibilità rispetto agli uomini del passato e così sarà sempre in quel processo che chiamiamo progresso (non soffermiamoci qui sulla qualità del progresso).

Il limite della concezione liberale della libertà sta tutta nell’oggetto di riferimento, ovvero l’aver assunto l’uomo come oggetto di relazione della libertà anziché la natura. Il progresso non è altro che un processo di progressiva emancipazione dai limiti imposti dalla natura e questa emancipazione è quella che noi chiamiamo la libertà. Libertà è spezzare i vincoli della causualità, ovvero i vincoli per cui se oggi non trovo cibo non mangio. Il progresso ci ha fornito vari metodi di conservazione del cibo, ma non solo, il progresso ha spezzato via anche i limiti maltusiani per cui quando la popolazione cresceva troppo la natura regolava questa causa con carestie ed epidemie. Il progresso, ovvero la produzione sociale di beni e servizi, è la nostra libertà. Qui è utile fermarci, per non andare oltre e vedere come il progresso, che in se è portatore oggettivo di libertà per l’uomo, possa essere trasformato nelle sue catene.

Accettando questo fatto, questa lettura della libertà, oggi è necessario produrre uno sforzo affinché questa non sia messa più in contrapposizione con le libertà individuali ma che anzi queste siano la naturale propagazione delle libertà sociali nel corpo sociale stesso. Per essere chiari in nome di nessuna libertà superiore, sia essa statuale o ideologica, si può pensare di sacrificare le libertà individuali e civili, perché esse sono il presupposto stesso della libertà nella sua piena accezione.

Assumere questo concetto di libertà significa assumere il concetto di laicità come fondamento della nostra azione presente e futura. Laicità intesa in senso estensivo, dubitativo sulle nostre convinzioni e certezze, spirito aperto e curiosità del bambino, rifuggire le idee assolute e ricordare che non c’è fine se il mezzo non è giustificato assumendo il dubbio e la non violenza come attrezzi del nostro agire.

Non vi è parola che abbia ricevuto, maggior numero di significati diversi, e che abbia colpito la mente in tante maniere come quella di libertà. Gli uni l’hanno intesa come la felicità di deporre colui a cui avevano conferito un potere tirannico; gli altri, come la facoltà di eleggere quelli a cui dovevano obbedire; altri ancora, come il diritto di essere armati e di poter esercitare la violenza; altri infine come il privilegio di non essere governati che da un uomo della propria nazione, o dalle proprie leggi. Un certo popolo ha preso per molto tempo la libertà per l’uso di portare una lunga barba. Alcuni hanno dato questo nome a una forma di governo e ne hanno escluso le altre. Coloro che avevano gradito il governo repubblicano, l’hanno messa nella repubblica; quelli che avevano goduto del governo monarchico, nella monarchia [...].


Infine, siccome nella democrazia sembra che il popolo faccia più o meno quello che vuole, la libertà è stata collocata in questo genere di governo, e si è confuso il potere del popolo con la libertà del popolo.

da “lo spirito delle leggi” di Montesquieu

Leave a Comment

Please note: Comment moderation is enabled and may delay your comment. There is no need to resubmit your comment.