Articolo di Roberto Renai sul ddl sicurezza

Questo l’articolo uscito martedì 1 settembre sulle pagine del corriere di siena scritto da Roberto Renai, capogruppo in consiglio provinciale della Sinistra.

Le vicende tragiche di questi giorni hanno consegnato ai nostri sguardi le immagini crude di una realtà incomprensibile nel ventunesimo secolo: i corpi e i volti dei 5 sopravvissuti all’ennesimo naufragio hanno raccontato anche senza le parole il loro viaggio, la fine assurda dei propri 70 compagni di sventura.

Il dibattito che si è sviluppato successivamente ha portato alla luce il fallimento delle politiche immigratorie (criminali) di questo governo, capace esclusivamente di emanare decreti demagogici e che hanno ricadute tragiche: politiche che si declinano oggi nell’incredibile denuncia che riguarda gli eritrei di quel gommone alla deriva che aspre polemiche internazionali ha provocato.

Anche la reazione alle parole della Chiesa, che ha parlato di uno Stato cieco di fronte al dramma dei migranti come ai tempi della Shoah, sono il segno di una politica che all’analisi della realtà preferisce il proclama ideologico.

Il decreto sicurezza, entrato in vigore lo scorso 8 agosto, risponde alla stessa logica: creare paura ed insicurezza, discriminare i migranti, senza preoccuparsi neppure delle conseguenze drammatiche delle proprie azioni.

Negare il diritto all’assistenza sanitaria ai clandestini, infatti, significa mettere a rischio la salute non solo di tutti coloro che per paura non si recheranno nei luoghi idonei per curarsi, ma dell’intera popolazione.

Negare l’istruzione ai figli dei clandestini, inoltre, significa costruire una società che riconosce determinati diritti solo a chi possiede un certo sangue o una certa nazionalità, in altre parole una società che si fonda sulla discriminazione razziale.

Istituire ronde di squadrista memoria che pattugliano il territorio alla ricerca di immigrati pericolosi, non diminuisce l’insicurezza delle strade degli italiani, ma anzi crea squadroni di dilettanti spesso mossi da pregiudizi ed astio.

La politica e la pratica dell’integrazione, quell’esercizio complesso di democrazia e cessione di sovranità, quel riconoscimento e quell’interazione, quella intercontaminazione culturale, quell’arricchimento reciproco scompaiono: resta sullo sfondo nero dipinto in monocolore dalla destra la politica securitaria come soluzione del “problema” immigrazione.

Anche il diritto internazionale costruito nel secondo dopoguerra, che metteva in primo piano i diritti universali dell’Uomo rispetto alle leggi statali, viene calpestato: si riafferma così un sistema di pensiero per cui la nazione, lo Stato, ha il diritto di vita o di morte sui cittadini, siano essi migranti o indigeni.

Noi riteniamo che questa provincia debba essere immune da questo germe di intolleranza: essa deve migliorare i propri servizi (non ultimi quelli offerti dalla questura e che più volte sono stati messi sotto osservazione da questo giornale), aumentare le iniziative interculturali, cercare soluzioni efficaci per governare i problemi connessi alla crisi per questi cittadini, ma non dovrà mai cadere nella trappola della rincorsa culturale della destra.

La legge regionale toscana ci dona strumenti per affrontare le problematiche legate al nuovo decreto sicurezza: guardiamo ad essa come ad un esempio importante di reazione istituzionale.

Per questo motivo presenteremo in consiglio provinciale ed in più di 20 comuni, una mozione che ribadirà questi concetti, il fermo sostegno alla legge regionale sull’immigrazione, contro una politica fatta di falsi slogan e discriminazioni reali.

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