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	<title>Sinistra Siena &#187; idee</title>
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	<description>La Sinistra per la Provincia di Siena</description>
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		<title>[Seminario MPS - Documenti] Democrazia, Partecipazione. Forme e pratiche del nuovo soggetto.</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jul 2009 14:11:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SinistraSiena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;uomo e la donna che, confusi, muovono passi incerti fra le macerie del &#8216;900 fanno fronte allo spaesamento che provano con una convinzione certa: la necessità di ricostruire una città  degli uomini, uno spazio di intercontaminazione e di scambio reale di culture ed esperienze, uno spazio di trasformazione e di elaborazione collettiva.
Ma se la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;uomo e la donna che, confusi, muovono passi incerti fra le macerie del <strong>&#8216;900</strong> fanno fronte allo spaesamento che provano con una convinzione certa: la necessità di ricostruire una città  degli uomini, uno spazio di intercontaminazione e di <strong>scambio</strong> reale di culture ed esperienze, uno spazio di <strong>trasformazione</strong> e di elaborazione collettiva.<br />
Ma se la certezza della necessità  di provvedere alla ricostruzione di un mezzo di cambiamento rappresenta un dato oggettivo e sicuro, ben altra riflessione comporta il naturale interrogativo sul come questo mezzo si disegna sul piano reale. Non è più possibile scindere il <em>&#8220;cosa&#8221;</em> dal <em>&#8220;come&#8221;</em>.</p>
<p><span style="font-family: Times; font-size: small;"><strong><em>&#8220;Il mezzo è il messaggio&#8221;</em></strong>,  diceva <strong>McLuhan</strong>, intendendo che ogni medium<em> “va studiato in base ai  criteri strutturali in base ai quali organizza la comunicazione;  è proprio la particolare struttura comunicativa di ogni medium che  lo rende non neutrale, perché essa suscita determinati comportamenti  e modi di pensare e porta alla formazione di una certa </em><em>forma mentis.”</em></span></p>
<p><span style="font-family: Times; font-size: small;">Noi pensiamo che la nuova <strong>Sinistra</strong> dovrà  essere capace di rompere gli argini degli schemi organizzativi conosciuti,  di mettersi in gioco ed in discussione aprendosi completamente e stabilendo  la sua collocazione naturale  in mezzo alla gente, senza quei vetri  doppi e quelle barriere protettive che fino ad oggi, troppo spesso,  sono servite a proteggere gruppi dirigenti privi di qualsiasi consenso  reale che agivano spinti da necessità di autoconservazione. </span></p>
<p><span style="font-family: Times; font-size: small;"><span id="more-207"></span><br />
</span></p>
<p><span style="font-family: Times; font-size: small;">In poche parole si tratta di fare della  <strong>democrazia</strong> il paradigma principale e la pratica costante del nuovo soggetto,  avendo il coraggio di analizzare fino in fondo il significato di termini  alti come Democrazia e Partecipazione. Oggi nessun soggetto politico  può eludere questi temi, possono però essere molti i modi di declinarli:  spacciare per democrazia la ratifica plebiscitaria di un nome e di un  simbolo, di una lista o di un candidato, davanti ad una platea passiva  e priva di sovranità, vuol dire produrre un livello di spettacolarizzazione  avulso da qualsivoglia meccanismo di consenso; è rassicurante <em>“Televisione  Politica”</em> che <strong> </strong>non suscita delle novità, che conforta, consola,  conferma e inchioda gli <em>“spettatori”</em> in una stasi fisica (stare  per del tempo seduti a guardarla) e mentale (poiché favorisce lo sviluppo  di una struttura mentale passiva).</span></p>
<p><span style="font-family: Times; font-size: small;">Costruire partecipazione significa cedere  sovranità e avere il coraggio di rimettere le scelte più  importanti ad una decisione collettiva che sia il prodotto di una discussione  aperta e pubblica.  Significa cioè, costruire un organismo politico  di stampo assembleare con piena sovranità decisionale, totalmente aperto,  che non si nasconda dietro le mura di un soggetto organizzato e che  usi il metodo di <strong><em>“una testa un voto”</em></strong> per prendere decisioni in uno  schema totalmente orizzontale in cui ci si misura sulle idee e sulle  proposte e non sui ruoli o su appartenenze correntizie. </span></p>
<p><span style="font-family: Times; font-size: small;">A questo proposito crediamo necessaria  una riflessione profonda sul modello di organizzazione e coordinamento  fra i vari livelli: immaginiamo una Sinistra costruita a <strong>rete</strong>, fatta  di nodi territoriali e tematici federati fra loro e con piena autonomia,  capaci di sperimentare diverse forme e modi del fare politica (da quelle  più tradizionali all’associazionismo ed alla cooperazione) senza  che questo produca limitazione alcuna. Un processo di aggregazione molecolare  in cui il prodotto del legame fra atomi uguali e diversi non è la loro  somma ma una nuova molecola.</span></p>
<p><span style="font-family: Times; font-size: small;">Nessuna struttura piramidale, nessuna  decisione <em>“a cascata”</em>, bensì l’inversione reale di tendenza,  la resa concreta della valorizzazione delle diversità di ciascuno,  senza appiattimenti e omologazioni. </span></p>
<p><span style="font-family: Times; font-size: small;">I necessari <strong>organismi esecutivi</strong> dovranno  essere eletti pubblicamente su una base di criteri espliciti e rifiutando  ogni logica di spartizione fra soggetti preesistenti.<br />
<strong>A questo proposito  ci teniamo a ribadire che la Sinistra che vogliamo non è un collage  incollato in fretta e furia, ma un soggetto nuovo tutto da costruire  dove non esistono posizioni di rendita ma spazi aperti in cui dare il  proprio contributo. </strong></span></p>
<p><span style="font-family: Times; font-size: small;">Un soggetto indipendente che risponde  delle proprie azioni davanti alla più ampia platea di attivisti/e e  di simpatizzanti e mai di fronte alla segreteria o alle segreteria di  qualche altra realtà, e che lo fa in piena trasparenza garantendo socializzazione  delle scelte e dei passaggi decisionali, nonchè una pubblicazione periodica  del bilancio economico e di un <strong><em>“bilancio sociale”</em></strong> in cui verranno  messe a fuoco azioni, percorsi ed iniziative politiche ed istituzionali  compiute nel periodo dato.</span></p>
<p><span style="font-family: Times; font-size: small;">Crediamo che per portare la sinistra  fuori dalla crisi ci sia bisogno di molto coraggio e di altrettanta  umiltà: le soluzioni non sono già scritte e vanno costruite attraverso  la sperimentazione costante, la ricerca collettiva e la forza di osare  fuori dagli schemi. Per iniziare questo percorso non esiste altra strada  se non quella dell’inizio di un cammino pubblico, inclusivo e aperto  a tutti quelli che credono nella necessità di ricostruire la sinistra   nel nostro paese. </span></p>
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		<title>[Seminario MPS - Documenti] La libertà  che rifiorisce a sinistra</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jul 2009 13:56:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SinistraSiena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La  lunga parabola della sinistra ritrova dopo lunghe peripezie teoriche  e ideologiche un suo concetto fondante: la libertà.
La  libertà, che da sempre guida le azioni degli uomini e delle donne impegnati  nel riscatto sociale, non ha trovato per lungo tempo piena cittadinanza  nella sfera della sinistra politica intenta a contrapporle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">La  lunga parabola della sinistra ritrova dopo lunghe peripezie teoriche  e ideologiche un suo concetto fondante: la libertà.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">La  libertà, che da sempre guida le azioni degli uomini e delle donne impegnati  nel riscatto sociale, non ha trovato per lungo tempo piena cittadinanza  nella sfera della sinistra politica intenta a contrapporle l’eguaglianza  come contro altare valoriale non percependo sino in fondo la connaturata  istanza dei due principi. Tutto nasce, forse da una intrerpretazione  ortodossa del marxismo sul piano teoretico e con la contrapposizione  al liberalismo sul piano più prettamente politico.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Forse  lo stesso Marx, nel suo furore espositivo, ebbe a contrapporre in maniera  talmente decisa la questione tra libertà sociali e libertà individuali  (borghesi) tanto da comprimere il suo stesso punto di partenza nella  ricerca che intraprese. La storia del socialismo reale poi fece il resto,  cercando e amplificando questa contrapposizione per celare l’aspetto  del regime che andava consolidando.</span></p>
<p><span id="more-205"></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Forse  è giunta l’ora di riunificare i concetti delle libertà in un  concetto più ampio di libertà (al singolare) che sia inclusivo senza  necessariamente capitolare sul versante liberale. E qui torna utile  il caro giovane Marx con le sue domande: che cosa è la libertà? Da  cosa e da chi si guadagna la libertà? La concezione borghese (utilizzo  questo termine demodè per semplicità) vuole che la libertà si identifichi  con l’individuo nel suo rapporto con l’altro, anzi nel suo limite  che è l’altro, nella più classica delle affermazioni di tale pensiero:  la mia libertà finisce dove inizia la tua.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Evidentemente  questa concezione non si limita a vedere nell’altro un limite alla  propria espressione creativa, realizzandosi come libertà negativa,  ma produce un falso storico presupponendo che l’uomo libero in assoluto  è l’uomo solo, l’uomo della giungla, ovvero l’uomo che non incontra  nessun limite al dispiegarsi della sua libertà individuale. Questa  concezione è quella dell’uomo visto come “monade isolata e ripiegata  su se stesso”.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Ma  come dicevamo questo è un falso storico, in quanto l’uomo ha  espanso da sempre la sua libertà nell’incontro con altri uomini.  Da quell’incontro si sono messe in comune le conoscenze, si sono potuti  cacciare animali più grandi, si sono costruite dighe e abitazioni sempre  più confortevoli, etc. In pratica è grazie all’incontro di uomini  che oggi abbiamo espanso enormemente le nostre possibilità rispetto  agli uomini del passato e così sarà sempre in quel processo che chiamiamo  progresso (non soffermiamoci qui sulla qualità del progresso).</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il  limite della concezione liberale della libertà sta tutta nell’oggetto  di riferimento, ovvero l’aver assunto l’uomo come oggetto di relazione  della libertà anziché la natura. Il progresso non è altro che un  processo di progressiva emancipazione dai limiti imposti dalla natura  e questa emancipazione è quella che noi chiamiamo la libertà. Libertà  è spezzare i vincoli della causualità, ovvero i vincoli per cui se  oggi non trovo cibo non mangio. Il progresso ci ha fornito vari metodi  di conservazione del cibo, ma non solo, il progresso ha spezzato via  anche i limiti maltusiani per cui quando la popolazione cresceva troppo  la natura regolava questa causa con carestie ed epidemie. Il progresso,  ovvero la produzione sociale di beni e servizi, è la nostra libertà.  Qui è utile fermarci, per non andare oltre e vedere come il progresso,  che in se è portatore oggettivo di libertà per l’uomo, possa essere  trasformato nelle sue catene.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Accettando  questo fatto, questa lettura della libertà, oggi è necessario produrre  uno sforzo affinché questa non sia messa più in contrapposizione con  le libertà individuali ma che anzi queste siano la naturale propagazione  delle libertà sociali nel corpo sociale stesso. Per essere chiari in  nome di nessuna libertà superiore, sia essa statuale o ideologica,  si può pensare di sacrificare le libertà individuali e civili, perché  esse sono il presupposto stesso della libertà nella sua piena accezione.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Assumere  questo concetto di libertà significa assumere il concetto di laicità  come fondamento della nostra azione presente e futura. Laicità intesa  in senso estensivo, dubitativo sulle nostre convinzioni e certezze,  spirito aperto e curiosità del bambino, rifuggire le idee assolute  e ricordare che non c’è fine se il mezzo non è giustificato assumendo  il dubbio e la non violenza come attrezzi del nostro agire.</span></p>
<p align="justify"><em> <span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;">Non  vi è parola che abbia ricevuto, maggior numero di significati diversi,  e che abbia colpito la mente in tante maniere come quella di libertà.  Gli uni l&#8217;hanno intesa come la felicità di deporre colui a cui avevano  conferito un potere tirannico; gli altri, come la facoltà di eleggere  quelli a cui dovevano obbedire; altri ancora, come il diritto di essere  armati e di poter esercitare la violenza; altri infine come il privilegio  di non essere governati che da un uomo della propria nazione, o dalle  proprie leggi. Un certo popolo ha preso per molto tempo la libertà  per l&#8217;uso di portare una lunga barba. Alcuni hanno dato questo nome  a una forma di governo e ne hanno escluso le altre. Coloro che avevano  gradito il governo repubblicano, l&#8217;hanno messa nella repubblica; quelli  che avevano goduto del governo monarchico, nella monarchia [...].</span></em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p align="justify"><em> <span style="font-family: Courier New; font-size: x-small;">Infine,  siccome nella democrazia sembra che il popolo faccia più o meno quello  che vuole, la libertà è stata collocata in questo genere di governo,  e si è confuso il potere del popolo con la libertà del popolo.</span></em></p>
<p align="right"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: x-small;"><strong><em>da  “lo spirito delle leggi” di Montesquieu</em></strong></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>[Seminario MPS - Documenti] Cos&#8217;è la Sinistra?</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jul 2009 13:46:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Secondo Wikipedia  il termine sinistra può avere diversi significati, tra questi  “la sinistra può essere una direzione relativa opposta alla destra e corrisponde al lato del corpo umano  in cui ha sede il cuore” oppure “un termine generico per indicare  uno schieramento politico di orientamento progressista.”
Dunque perché  utilizzare un termine generico, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Secondo Wikipedia  il termine <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sinistra"><strong>sinistra</strong></a> può avere diversi significati, tra questi  “la <strong>sinistra</strong> <em>può essere</em> una direzione</span><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> relativa opposta alla destra</span><span style="color: #000080;"><span style="font-size: small;"></span></span><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> e corrisponde al lato del corpo umano  in cui ha sede il cuore” oppure “un termine generico per indicare  uno schieramento politico di orientamento progressista.”</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Dunque perché  utilizzare un termine generico, sostanzialmente geografico, per definirci?  Semplicemente per la sua riconoscibilità post-identitaria, per il suo  chiaro senso (nell&#8217;accezione simbolica) politico.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Le elezioni  europee dello scorso 6 e 7 giugno segnano, a nostro avviso, un punto  di non ritorno: non sono soltanto i soggetti politici della sinistra  e del centro sinistra a subire un tracollo, sono intere culture (quella  socialdemocratica, quella socialista, quella comunista), le stesse che  sono risultate egemoni nel corso del 900, ad uscire sconfitte.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">In questa crisi  culturale che attraversa e sconvolge l&#8217;Europa, ed il nostro paese in  modo ancora più significativo, la perdita dei riferimenti ideologici  porta con il sé il declino delle relazioni: il mondo che il neo-liberismo  vincente ci consegna è un mondo che ha innanzitutto annichilito  il concetto di società.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"><span id="more-199"></span><br />
</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Quella società  dell&#8217;ordine e della certezza cara a <strong>Michel Foucault</strong>, tramonta con l&#8217;era  della modernità, e lascia il posto ad un binomio di paura ed endemica  insicurezza: paura nei confronti dell&#8217;altro, del diverso, ma anche paura  del futuro (resosi così precario) e persino di sé, della propria inadeguatezza.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Per dirla con  <strong>Bauman</strong> in questa società “tutti i punti di riferimento che davano  solidità al mondo e favorivano la logica nella selezione delle  strategie di vita (i posti di lavoro, le capacità, i legami personali,  i modelli di convenienza e decoro, i concetti di salute e malattia,  i valori che si pensava andassero coltivati e i modi collaudati per  farlo), tutti questi e molti altri punti di riferimento un tempo stabili  sembrano in piena trasformazione. Si ha la sensazione che vengano giocati  molti giochi contemporaneamente, e che durante il gioco cambino le regole  di ciascuno. Questa nostra epoca eccelle nello smantellare le strutture  e nel liquefare i modelli.”</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">In questo deserto  sociale, fatto di competizione, si nutrono solo i drammi sociali della  solitudine e della violenza, ormai assunta a paradigma del modus vivendi  comune alla maggioranza del paese.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">La <strong>sinistra</strong> la pretendiamo come un punto fermo, un canale di relazione, una modalità  per far riverire la politica.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Oggi questa  attraversa una crisi spaventosa che certo determina condizioni non favorevoli  in cui operare: il berlusconismo ha invaso e colonizzato l&#8217;immaginario  collettivo e la politica stessa, creando fenomeni demagogici e populistici  che fanno della propria critica (fasulla) alla politica il cavallo di  battaglia di alcuni soggetti politici: l&#8217;esempio primario è quello  dell&#8217;Italia dei Valori, un soggetto che oggi attrae simpatie tra moltissimi  elettori di sinistra grazie all&#8217;opposizione serrata (seppure becera  e vuota di contenuti) al centro-destra.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Soprattutto,  però, è un altro il fenomeno che mette a rischio la democrazia  in questo paese: la crescita progressiva ed incessante dell&#8217;astensionismo  in Italia, paese pur abituato a percentuali record di votanti, segnala  un preoccupante sconforto (soprattutto tra le persone di sinistra),  la comprensione di una fase in cui nessuno sa essere interprete di un  desiderio di cambiamento.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Eppure quel  desiderio esiste ed è comune a porzioni mondo pur differenti: negli  USA si è aperta il 4 novembre 2009 una nuova era, l&#8217;elezione di <strong>Barack  Obama</strong> quale presidente degli stati uniti segna in termini simbolici  e non, una svolta di dimensioni inaudite: nelle mille difficoltà il  primo presidente di colore nella storia di un paese occidentale sta  provando a trasformare il modo stesso di vivere la politica, in quella  che è, soprattutto, una strategia d&#8217;approccio differente tra essa ed  il cittadino.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Male interpretando  questo modo di operare una parte della sinistra italiana sembra volgere  lo sguardo alle sue spalle nell&#8217;attesa di un messia, di un&#8217;Obama, di  un salvatore che intraveda  la strada maestra e la percorra decisamente:  a nostro avviso non sarà questa la giusta via.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Un&#8217;altra parte  della sinistra, contorta in un avvolgimento identitario, pare ricercare  certezze nel passato di un secolo, il novecento, che per dirla con le  parole di <strong>Nichi Vendola</strong> “ci è crollato addosso per intero”.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Dunque perché  usare questa parola così maltrattata all&#8217;alba di un 2009 che ha consumato  un altro pezzetto di questa? Forse perché riconosciamo in essa una  parola comune, che per la nostra tradizione significa libertà ed emancipazione,  che sa essere linguaggio dell&#8217;altro e parola di tutti, che (attraverso  le parole di <strong>Marcos</strong>) è “tutto ciò che dà fastidio al potere e alle  buone coscienze”.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">La sinistra  la pensiamo, però, non soltanto come analisi spietata della verità  (che fine a se stessa altro non è che mera testimonianza e lamento  per l&#8217;ineluttabile presente), ma anche come azione differente, proposizione  di possibilità, spiraglio di speranza.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">La crisi di  questo capitalismo non sembra possedere i caratteri di una crisi definitiva  ed il contesto politico così come i rapporti di forza sociali  sembrano suggerire un ulteriore restringimento della potenzialità conflittuale,  per altro già in discussione visto l&#8217;habitat sociale in cui si dà.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">L&#8217;esigenza  di immaginare e praticare un governo altro del mondo è a nostro  modo incisa nel percorso che con i movimenti new global abbiamo provato  a tracciare nei primi anni 2000.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Quel percorso  e le forme di innovazione e sperimentazione che abbiamo praticato sono  il portato culturale che come Sinistra dobbiamo portare in dote a questo  paese: a cominciare dalla concezione europea della cittadinanza e di  se stessa, dall&#8217;eliminazione di qualunque delimitazione politica in  virtù di quel concetto moltitudinario che abbiamo sperimentato in questi  anni.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Essere diversi  al proprio interno ed essere differenti dalla politica: dalla politica  piatta e ferma, senza ambizione di trasformazione, per perseguire ancora  quella rivoluzione, che con le parole di <strong>Fausto Bertinotti</strong>, “non può  essere presa del potere di sovietica memoria, ma trasformazione <em>dello  stesso</em>.”</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Costruiremo  la Sinistra dunque non perché vi è un bisogno impellente della stessa:  non esistono bisogni astratti iscritti nella storia dell&#8217;uomo; la costruiamo  perché la riteniamo necessaria per impedire un ulteriore involuzione  del Mondo, per provare concretamente a gettare le basi per uno differente.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"><strong>Bourdieu</strong> ci  ricordava come “la storia sociale insegna che non esiste politica  sociale senza un movimento sociale che sia capace di imporla”: la  necessità di ripartire dal costruire società non deve però  divenire una sorta di ossessione: la necessaria e corretta costruzione  di reti di sussidiarietà non deve sostituire la pratica e l&#8217;azione  politica, tesa anche ad uno sforzo nel tentativo di modificare l&#8217;essenza  della rappresentanza.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">A nostro avviso,  infatti, alla crisi della politica e della democrazia, se ne accompagna  un&#8217;altra, definibile forse come crisi della partecipazione; la nostra  società ha perso l&#8217;abitudine a parlare, a discutere, a ricercare soluzioni  comunemente: la Sinistra oggi deve essere anche questo, spazio sociale  di intercontaminazione e discussione, mezzo di relazione appunto.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">In questo senso  centrale è il concetto di cultura: cominciare a costruire un&#8217;altra  cultura in questo paese, che esca dal binomio show-business è  il dovere di chi si vede sottratta un&#8217;egemonia di pensiero dalla destra  xenofoba che ci governa.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">La sinistra,  quindi, deve essere qualcosa che comincia dal basso e pretende di arrivare  in alto, che ha l&#8217;ambizione di parlare a tutti e di imparare da ciascuno:  il carattere suo fondativo è l&#8217;umiltà, perché gli sconfitti devono  essere umili, oltre che ambiziosi.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">La Sinistra  che vogliamo deve essere, per non disperdere quel patrimonio che le  grandi narrazioni dei due secoli passati ci hanno lasciato: un patrimonio  di lotte e di coraggio, che ha saputo vivere e a volte vincere in uno  dei secoli più atroci della storia.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Quel patrimonio  deve essere innovato e rinnovato, per far vivere ancora la sinistra,  ovvero quel sogno collettivo.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">“Il sogno  di una persona sola rimane un sogno&#8230; quello di tante persone insieme  è la realtà che comincia”.</span></p>
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		<title>IO CI CREDO&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2009 20:41:28 +0000</pubDate>
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Noi ci crediamo. E tu? 
IL  6 e  7 GIUGNO VOTA E FAI VOTARE
LA SINISTRA PER LA PROVINCIA DI SIENA
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<h2><strong>Noi ci crediamo. E tu? </strong></h2>
<h2>IL  6 e  7 GIUGNO VOTA E FAI VOTARE</p>
<p>LA SINISTRA PER LA PROVINCIA DI SIENA</h2>
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		<title>Primarie idee Provinciali</title>
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		<pubDate>Tue, 05 May 2009 13:47:44 +0000</pubDate>
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