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Crisi e lavoro

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  • Avviato 1 anno fa da luciano

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  1. luciano
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    Da UNA TRACCIA PER IL PROGRAMMA DE “LA SINISTRA”
    ……………….

    La crisi

    La gravissima crisi finanziaria mondiale, derivante dalla speculazione sfrenata alimentata da un capitalismo senza regole si è abbattuta come un maglio sull’economia reale producendo crisi aziendali, cassa integrazione, disoccupazione e un forte aumento dell’inflazione.
    Questa situazione produce ogni giorno nuovi poveri. Le poche risorse per combattere la crisi non vengono finalizzate al cambiamento e all’innovazioni produttiva e dopo la fase l’assistenzialismo si riproporrà una crisi aggravata.

    Il governo delle destre interviene solo aumentando il prelievo fiscale e operando tagli alla scuola, all’università, alla ricerca, alla sanità, al pubblico impiego ed allo stato sociale.
    Se non c’è un cambiamento profondo di questa politica, gli Enti Locali, che dovrebbero poter garantire i servizi e le condizioni della piena convivenza civile tra i cittadini, non saranno più in grado di erogare prestazioni essenziali per l’intera popolazione. Ne faranno le spese i più deboli: giovani, donne e anziani.

    Le ricadute sul territorio

    La Toscana e la nostra provincia si trovano dentro la crisi internazionale con una produzione ancora troppo ancorata a beni a basso valore aggiunto, facilmente replicabili nei paesi in via di sviluppo, con i quali è perdente ogni competizione basata sul contenimento dei costi di produzione. La concorrenza al ribasso non può avere successo se non comprimendo pesantemente i livelli salariali, i diritti dei lavoratori e la loro sicurezza, accrescendo le tensioni sociali.

    La difficoltà di ridurre i costi unitari, in Italia, è causata sicuramente dagli insufficienti investimenti in ammodernamento ed innovazione e dai costi crescenti del credito, dell’energia, dei trasporti e di gran parte delle materie prime. Questi elementi sono alla base delle debolezze dell’Italia rispetto ad altri paesi europei, ed anche dei fenomeni di precarizzazione del lavoro con cui aziende private ed enti pubblici puntano a contenere i costi di produzione. In ciò aiuta una legislazione sempre più vessatoria verso i lavoratori ed i crescenti flussi di immigrati senza diritti.

    Vanno cambiati alla radice gli orientamenti produttivi: l’unico mercato veramente redditizio per un paese sviluppato è quello dei beni il cui valore aggiunto deriva essenzialmente dall’unico fattore produttivo non replicabile che è l’intelletto umano.
    Ciò vale tanto più per la Provincia di Siena, dove occorre:
    - sviluppare politiche locali che consolidino le attività manifatturiere con innovazioni di processo e di prodotto;
    - favorire lo sviluppo dell’economia del “sapere”.

    Sul piano fiscale questi obiettivi potrebbero essere favoriti da una razionalizzazione che a livello locale introducesse, se compatibile con le future misure per il federalismo fiscale, un’imposta sul Reddito Operativo Lordo, che sostituisse tutte le altre imposte locali per le imprese ed i cittadini. Si dovrebbero anche introdurre, per quanto di competenza locale, agevolazioni fiscali per le aziende che investono in attività di ricerca (es. polo biotecnologico, risparmio energetico ed energie rinnovabili, ecc.) attraverso capitale proprio.

    Questo, insieme al altre iniziative appropriate, alcune delle quali già avviate, potrebbe contribuire a creare un vero e proprio “distretto scientifico” della provincia di Siena, per la realizzazione di nuovi prodotti e servizi in campo biomedico ed ambientale, e dunque produrre nuove forme di occupazione anche altamente qualificata.

    La situazione critica dell’economia locale

    La realtà economica e sociale della provincia di Siena si sta progressivamente modificando. Anche da noi la crisi sta logorando il benessere garantito negli anni anche dal settore terziario, dove Monte dei Paschi, Università, Ospedale ed Enti Locali hanno fornito sicurezza a molte migliaia di addetti, specialmente nella città di Siena. Ridimensionamenti ed esternalizzazioni stanno riducendo il contributo di queste strutture all’economia locale.

    Nel comparto industriale sono troppi i casi che destano allarme: siamo pressoché alla chiusura della Florence di Casole d’Elsa, che occupava quasi 500 donne; la Calp di Colle, nonostante le modifiche nella proprietà e la diversificazione produttiva avviata, tarda a riprendersi; nel settore del camper, dove abbiamo il distretto produttivo più importante d’Europa, sono iniziati i licenziamenti e la cassa integrazione; la Bayer sta chiudendo lo stabilimento di Rosia; la cessione dell’immobile dello stabilimento Wirlpool di Siena al Monte dei Paschi, è un segno manifesto di difficoltà dell’azienda; le pelletterie dell’Amiata versano in una crisi preoccupante; nell’edilizia aumenta l’invenduto, con riflessi nei settori dell’impiantistica, dei laterizi, dell’arredo. Centinaia di piccole e piccolissime aziende, anche a conduzione semifamiliare, non fanno notizia ma sono in gravi difficoltà.

    Anche sulla collettività senese si proiettano dunque le difficoltà economiche ed occupazionali che generali di questa fase.

    I problemi del mondo del lavoro

    Questo stato di cose si intreccia con un quadro già inaccettabile delle condizioni dei lavoratori. Per la prima volta da molti anni le nuove generazioni non possono guardare al futuro con la fiducia che possa essere migliore di quello dei loro genitori. I dati dell’occupazione segnalano un aumento allarmante della precarietà. Anche chi ha un lavoro stabile è colpito dalla perdita di potere d’acquisto di salari e pensioni. E’ difficile pagare il mutuo o l’affitto, le bollette, gli studi dei figli.

    I lavoratori che sentono la minaccia della perdita del posto di lavoro a causa del rapporto precario, o della crisi, sono i più disarmati di fronte al datore di lavoro e spesso anche i più scettici sulla possibilità di cambiare le cose in assenza di un quadro e di forze politiche che pongano al centro l’obbiettivo di una società giusta e solidale, che affermi la centralità del lavoro, della sua tutela e della salvaguardia dei diritti.

    Lavoro e diritti

    La precarizzazione del lavoro

    Uno dei problemi più gravi della nostra società è oggi la precarizzazione e l’insicurezza del lavoro, che ha perso la sua naturale centralità a vantaggio della finanziarizzazione dell’economia: i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
    La rivoluzione tecnologica ha cambiato fortemente il modo di lavorare e le gerarchie produttive.
    Nuove tipologie contrattuali, effetto anche della nuova legislazione in materia, hanno prodotto una estrema flessibilizzazione del mercato del lavoro e la precarizzazione di gran parte dei rapporti.

    Senza sottovalutare l’esigenza di una certa flessibilità da applicarsi correttamente a settori fortemente condizionati dalla stagionalità, ed in conseguenza della nuova organizzazione produttiva di molte imprese, non si può dimenticare che – dopo la legge Treu e la legge 30 – sono mancate misure di tutela in campo previdenziale, di continuità del reddito e di formazione che salvaguardassero adeguatamente i lavoratori.

    Oggi la situazione è di vera emergenza, con un esteso abuso del ricorso a contratti precari al solo fine di ridurre vincoli e costi per le imprese. Anche a Siena, nell’ultimo anno e mezzo, ogni 100 assunzioni 83 sono state a tempo determinato.
    In questo contesto anche la scelta di esternalizzare diversi servizi di pertinenza degli Enti Locali, spesso imposta dalle norme restrittive sui loro bilanci, oltre a costituire una sorta di deresponsabilizzazione verso i cittadini amministrati, ha finito per favorire la precarizzazione degli addetti.
    Si sta determinando anche un decadimento dei livelli di legalità, con il ritorno a forme di reclutamento giornaliero ed irregolare, soprattutto in settori come l’edilizia e l’agricoltura, dove mancano efficaci controlli preventivi e repressivi.
    Si aprono scenari assolutamente preoccupanti perchè chi non ha un lavoro stabile non può programmare il futuro, formarsi una famiglia, comprare una casa , avere figli.

    L’introduzione di elementi di flessibilizzazione che riducono il costo salariale e contributivo e comprimono i diritti dei lavoratori al solo scopo di aumentare la competitività delle imprese, è socialmente ingiusta ed alla lunga anche inefficace sul piano economico. Questa situazione va superata affermando il principio opposto, e cioè che il lavoro flessibile deve avere costi maggiori di quello stabile, per scoraggiarne l’uso improprio e per contribuire alla continuità previdenziale e retributiva dei lavoratori.

    Favorire la stabilizzazione dei lavoratori

    Si deve incoraggiare la stabilizzazione dei rapporti di lavoro e quindi del reddito e delle prospettive di vita del lavoratore, garantendo il giusto sostegno economico e sociale anche ai percorsi lavoratovi individuali. In quest’ambito vanno ribaditi principi fondamentali come la contrattazione nazionale e decentrata, la continuità previdenziale e reddituale, l’assistenza sanitaria, la sicurezza nei luoghi di lavoro, l’informazione ed il controllo sull’oggetto della prestazione lavorativa.

    Occorre dunque una nuova strategia, anche locale, sui diritti vecchi e nuovi, altrimenti il passaggio alla società del sapere rischia di produrre nuova marginalizzazione del lavoro.

    Di fronte ai vincoli di bilancio ed alla necessità di garantire servizi essenziali diversi Enti Locali e soggetti pubblici hanno fatto ampiamente ricorso a processi di esternalizzazione e forme di lavoro atipico. Questi processi, non gestiti con attenzione, hanno prodotto un deterioramento retributivo e normativo delle condizioni dei lavoratori interessati, con punte ancora più gravi nelle situazioni di subappalto che producono ulteriori rischi.

    A partire dagli Enti Locali occorre, nonostante le difficoltà, avere la capacità di coniugare elementi di efficienza nella gestione con il rispetto dei diritti dei lavoratori. Deve essere riconoscibile la coerenza tra i valori enunciati nell’elaborazione politica e le pratiche dell’amministrare quotidiano.

    Per tute queste ragioni, negli Enti Locali amministrati dal centro-sinistra, occorrerà che:

    - vengano valorizzati i rapporti di lavoro a tempo indeterminato come strumento principale per lo svolgimento delle attività istituzionali dell’ente, ricorrendo al altre forme contrattuali solo quando ciò risulti effettivamente indispensabile;
    - le prestazioni lavorative a carattere atipico siano ridotte al minimo e oggetto di preventiva contrattazione sindacale in merito a modalità ed entità;
    - il rapporto di lavoro deve essere basato sulla dignità e la responsabilità del lavoratore e sui diritti individuali e collettivi.
    - venga riaffermato il valore della contrattazione e delle relazioni sindacali;
    - la valorizzazione delle competenze e delle professionalità passi attraverso l’accesso alla conoscenza delle scelte, la partecipazione all’organizzazione del lavoro e l’autonomia professionale;
    - anche ai lavoratori a contratto debbono essere riconosciuti i diritti ad un’equa retribuzione, alla formazione professionale ed alla sicurezza;

    Riteniamo inoltre necessario che:
    - commissioni consiliari e tecniche, anche in collaborazione tra più enti, definiscano meccanismi per scongiurare il ricorso al lavoro sommerso, in via diretta o tramite subappalti, da parte delle aziende vincitrici di bandi di gara per lavori pubblici o servizi;
    - vengano privilegiate, entro limiti di legge, nell’espletamento dei bandi di gara anche per eventuali esternalizzazioni dei servizi, le aziende che hanno conseguito la certificazione etica, e vengano verificati puntualmente, il rispetto delle disposizioni legislative e contrattuali e degli obblighi retributivi e contributivi, con attenzione alla sicurezza e salute sul lavoro, ricorrendo anche alle strutture di prevenzione e repressione preposte agli interventi, sollecitandone il coordinamento;

    La formazione professionale

    La formazione professionale risulta di vitale importanza per lo sviluppo sociale ed economico. Essa dovrebbe coinvolgere tutto il personale dipendente, i soggetti in attesa di occupazione ed in particolare i lavoratori con contratti temporanei perché possano usufruirne della formazione continua, ormai ritenuta fondamentale per l’aggiornamento e la predisposizione a svolgere diverse professionalità.
    Occorre naturalmente investire risorse significative anche nella formazione manageriale diretta agli imprenditori ed ai quadri, con il coinvolgimento diretto delle associazioni imprenditoriali e dell’Università, con consulenze e tutor di riconosciuta ed elevata capacità. Tale formazione dovrebbe spaziare a diversi livelli a partire dalle specializzazioni inerenti la commercializzazione e l’export, fino alla sicurezza nei luoghi di lavoro.

    Le esigenze formative, universalmente riconosciute, dovrebbero poter trovare maggiore capacità di risposta a livello istituzionale anche attraverso una più puntuale caratterizzazione del ruolo di strutture diverse da quelle che fanno riferimento alle associazioni imprenditoriali, come agenzie per lo sviluppo locale.
    Nella nostra Provincia, com’è noto, molte aziende hanno beneficiato dell’immigrazione, spesso per lavori di basso profilo e manovalanza, che vengono generalmente rifiutati dai nostri cittadini. Proprio per questo essi necessitano di maggiore attenzione alla prevenzione a partire da quella infortunistica.

    Appare dunque necessaria una prima formazione, comprendente anche livelli minimi di alfabetizzazione, per i lavoratori stranieri che si affacciano al nostro mondo del lavoro, senza conoscere norme minime di tutela della loro incolumità personale. In questo contesto occorre uno sforzo per perseguire politiche di coesione. Le istituzioni locali devono facilitare la logistica dei trasporti e delle politiche abitative.

    Da UNA TRACCIA PER IL PROGRAMMA DE “LA SINISTRA”
    ……………….

    La crisi

    La gravissima crisi finanziaria mondiale, derivante dalla speculazione sfrenata alimentata da un capitalismo senza regole si è abbattuta come un maglio sull’economia reale producendo crisi aziendali, cassa integrazione, disoccupazione e un forte aumento dell’inflazione.
    Questa situazione produce ogni giorno nuovi poveri. Le poche risorse per combattere la crisi non vengono finalizzate al cambiamento e all’innovazioni produttiva e dopo la fase l’assistenzialismo si riproporrà una crisi aggravata.

    Il governo delle destre interviene solo aumentando il prelievo fiscale e operando tagli alla scuola, all’università, alla ricerca, alla sanità, al pubblico impiego ed allo stato sociale.
    Se non c’è un cambiamento profondo di questa politica, gli Enti Locali, che dovrebbero poter garantire i servizi e le condizioni della piena convivenza civile tra i cittadini, non saranno più in grado di erogare prestazioni essenziali per l’intera popolazione. Ne faranno le spese i più deboli: giovani, donne e anziani.

    Le ricadute sul territorio

    La Toscana e la nostra provincia si trovano dentro la crisi internazionale con una produzione ancora troppo ancorata a beni a basso valore aggiunto, facilmente replicabili nei paesi in via di sviluppo, con i quali è perdente ogni competizione basata sul contenimento dei costi di produzione. La concorrenza al ribasso non può avere successo se non comprimendo pesantemente i livelli salariali, i diritti dei lavoratori e la loro sicurezza, accrescendo le tensioni sociali.

    La difficoltà di ridurre i costi unitari, in Italia, è causata sicuramente dagli insufficienti investimenti in ammodernamento ed innovazione e dai costi crescenti del credito, dell’energia, dei trasporti e di gran parte delle materie prime. Questi elementi sono alla base delle debolezze dell’Italia rispetto ad altri paesi europei, ed anche dei fenomeni di precarizzazione del lavoro con cui aziende private ed enti pubblici puntano a contenere i costi di produzione. In ciò aiuta una legislazione sempre più vessatoria verso i lavoratori ed i crescenti flussi di immigrati senza diritti.

    Vanno cambiati alla radice gli orientamenti produttivi: l’unico mercato veramente redditizio per un paese sviluppato è quello dei beni il cui valore aggiunto deriva essenzialmente dall’unico fattore produttivo non replicabile che è l’intelletto umano.
    Ciò vale tanto più per la Provincia di Siena, dove occorre:
    - sviluppare politiche locali che consolidino le attività manifatturiere con innovazioni di processo e di prodotto;
    - favorire lo sviluppo dell’economia del “sapere”.

    Sul piano fiscale questi obiettivi potrebbero essere favoriti da una razionalizzazione che a livello locale introducesse, se compatibile con le future misure per il federalismo fiscale, un’imposta sul Reddito Operativo Lordo, che sostituisse tutte le altre imposte locali per le imprese ed i cittadini. Si dovrebbero anche introdurre, per quanto di competenza locale, agevolazioni fiscali per le aziende che investono in attività di ricerca (es. polo biotecnologico, risparmio energetico ed energie rinnovabili, ecc.) attraverso capitale proprio.

    Questo, insieme al altre iniziative appropriate, alcune delle quali già avviate, potrebbe contribuire a creare un vero e proprio “distretto scientifico” della provincia di Siena, per la realizzazione di nuovi prodotti e servizi in campo biomedico ed ambientale, e dunque produrre nuove forme di occupazione anche altamente qualificata.

    La situazione critica dell’economia locale

    La realtà economica e sociale della provincia di Siena si sta progressivamente modificando. Anche da noi la crisi sta logorando il benessere garantito negli anni anche dal settore terziario, dove Monte dei Paschi, Università, Ospedale ed Enti Locali hanno fornito sicurezza a molte migliaia di addetti, specialmente nella città di Siena. Ridimensionamenti ed esternalizzazioni stanno riducendo il contributo di queste strutture all’economia locale.

    Nel comparto industriale sono troppi i casi che destano allarme: siamo pressoché alla chiusura della Florence di Casole d’Elsa, che occupava quasi 500 donne; la Calp di Colle, nonostante le modifiche nella proprietà e la diversificazione produttiva avviata, tarda a riprendersi; nel settore del camper, dove abbiamo il distretto produttivo più importante d’Europa, sono iniziati i licenziamenti e la cassa integrazione; la Bayer sta chiudendo lo stabilimento di Rosia; la cessione dell’immobile dello stabilimento Wirlpool di Siena al Monte dei Paschi, è un segno manifesto di difficoltà dell’azienda; le pelletterie dell’Amiata versano in una crisi preoccupante; nell’edilizia aumenta l’invenduto, con riflessi nei settori dell’impiantistica, dei laterizi, dell’arredo. Centinaia di piccole e piccolissime aziende, anche a conduzione semifamiliare, non fanno notizia ma sono in gravi difficoltà.

    Anche sulla collettività senese si proiettano dunque le difficoltà economiche ed occupazionali che generali di questa fase.

    I problemi del mondo del lavoro

    Questo stato di cose si intreccia con un quadro già inaccettabile delle condizioni dei lavoratori. Per la prima volta da molti anni le nuove generazioni non possono guardare al futuro con la fiducia che possa essere migliore di quello dei loro genitori. I dati dell’occupazione segnalano un aumento allarmante della precarietà. Anche chi ha un lavoro stabile è colpito dalla perdita di potere d’acquisto di salari e pensioni. E’ difficile pagare il mutuo o l’affitto, le bollette, gli studi dei figli.

    I lavoratori che sentono la minaccia della perdita del posto di lavoro a causa del rapporto precario, o della crisi, sono i più disarmati di fronte al datore di lavoro e spesso anche i più scettici sulla possibilità di cambiare le cose in assenza di un quadro e di forze politiche che pongano al centro l’obbiettivo di una società giusta e solidale, che affermi la centralità del lavoro, della sua tutela e della salvaguardia dei diritti.

    Lavoro e diritti

    La precarizzazione del lavoro

    Uno dei problemi più gravi della nostra società è oggi la precarizzazione e l’insicurezza del lavoro, che ha perso la sua naturale centralità a vantaggio della finanziarizzazione dell’economia: i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
    La rivoluzione tecnologica ha cambiato fortemente il modo di lavorare e le gerarchie produttive.
    Nuove tipologie contrattuali, effetto anche della nuova legislazione in materia, hanno prodotto una estrema flessibilizzazione del mercato del lavoro e la precarizzazione di gran parte dei rapporti.

    Senza sottovalutare l’esigenza di una certa flessibilità da applicarsi correttamente a settori fortemente condizionati dalla stagionalità, ed in conseguenza della nuova organizzazione produttiva di molte imprese, non si può dimenticare che – dopo la legge Treu e la legge 30 – sono mancate misure di tutela in campo previdenziale, di continuità del reddito e di formazione che salvaguardassero adeguatamente i lavoratori.

    Oggi la situazione è di vera emergenza, con un esteso abuso del ricorso a contratti precari al solo fine di ridurre vincoli e costi per le imprese. Anche a Siena, nell’ultimo anno e mezzo, ogni 100 assunzioni 83 sono state a tempo determinato.
    In questo contesto anche la scelta di esternalizzare diversi servizi di pertinenza degli Enti Locali, spesso imposta dalle norme restrittive sui loro bilanci, oltre a costituire una sorta di deresponsabilizzazione verso i cittadini amministrati, ha finito per favorire la precarizzazione degli addetti.
    Si sta determinando anche un decadimento dei livelli di legalità, con il ritorno a forme di reclutamento giornaliero ed irregolare, soprattutto in settori come l’edilizia e l’agricoltura, dove mancano efficaci controlli preventivi e repressivi.
    Si aprono scenari assolutamente preoccupanti perchè chi non ha un lavoro stabile non può programmare il futuro, formarsi una famiglia, comprare una casa , avere figli.

    L’introduzione di elementi di flessibilizzazione che riducono il costo salariale e contributivo e comprimono i diritti dei lavoratori al solo scopo di aumentare la competitività delle imprese, è socialmente ingiusta ed alla lunga anche inefficace sul piano economico. Questa situazione va superata affermando il principio opposto, e cioè che il lavoro flessibile deve avere costi maggiori di quello stabile, per scoraggiarne l’uso improprio e per contribuire alla continuità previdenziale e retributiva dei lavoratori.

    Favorire la stabilizzazione dei lavoratori

    Si deve incoraggiare la stabilizzazione dei rapporti di lavoro e quindi del reddito e delle prospettive di vita del lavoratore, garantendo il giusto sostegno economico e sociale anche ai percorsi lavoratovi individuali. In quest’ambito vanno ribaditi principi fondamentali come la contrattazione nazionale e decentrata, la continuità previdenziale e reddituale, l’assistenza sanitaria, la sicurezza nei luoghi di lavoro, l’informazione ed il controllo sull’oggetto della prestazione lavorativa.

    Occorre dunque una nuova strategia, anche locale, sui diritti vecchi e nuovi, altrimenti il passaggio alla società del sapere rischia di produrre nuova marginalizzazione del lavoro.

    Di fronte ai vincoli di bilancio ed alla necessità di garantire servizi essenziali diversi Enti Locali e soggetti pubblici hanno fatto ampiamente ricorso a processi di esternalizzazione e forme di lavoro atipico. Questi processi, non gestiti con attenzione, hanno prodotto un deterioramento retributivo e normativo delle condizioni dei lavoratori interessati, con punte ancora più gravi nelle situazioni di subappalto che producono ulteriori rischi.

    A partire dagli Enti Locali occorre, nonostante le difficoltà, avere la capacità di coniugare elementi di efficienza nella gestione con il rispetto dei diritti dei lavoratori. Deve essere riconoscibile la coerenza tra i valori enunciati nell’elaborazione politica e le pratiche dell’amministrare quotidiano.

    Per tute queste ragioni, negli Enti Locali amministrati dal centro-sinistra, occorrerà che:

    - vengano valorizzati i rapporti di lavoro a tempo indeterminato come strumento principale per lo svolgimento delle attività istituzionali dell’ente, ricorrendo al altre forme contrattuali solo quando ciò risulti effettivamente indispensabile;
    - le prestazioni lavorative a carattere atipico siano ridotte al minimo e oggetto di preventiva contrattazione sindacale in merito a modalità ed entità;
    - il rapporto di lavoro deve essere basato sulla dignità e la responsabilità del lavoratore e sui diritti individuali e collettivi.
    - venga riaffermato il valore della contrattazione e delle relazioni sindacali;
    - la valorizzazione delle competenze e delle professionalità passi attraverso l’accesso alla conoscenza delle scelte, la partecipazione all’organizzazione del lavoro e l’autonomia professionale;
    - anche ai lavoratori a contratto debbono essere riconosciuti i diritti ad un’equa retribuzione, alla formazione professionale ed alla sicurezza;

    Riteniamo inoltre necessario che:
    - commissioni consiliari e tecniche, anche in collaborazione tra più enti, definiscano meccanismi per scongiurare il ricorso al lavoro sommerso, in via diretta o tramite subappalti, da parte delle aziende vincitrici di bandi di gara per lavori pubblici o servizi;
    - vengano privilegiate, entro limiti di legge, nell’espletamento dei bandi di gara anche per eventuali esternalizzazioni dei servizi, le aziende che hanno conseguito la certificazione etica, e vengano verificati puntualmente, il rispetto delle disposizioni legislative e contrattuali e degli obblighi retributivi e contributivi, con attenzione alla sicurezza e salute sul lavoro, ricorrendo anche alle strutture di prevenzione e repressione preposte agli interventi, sollecitandone il coordinamento;

    La formazione professionale

    La formazione professionale risulta di vitale importanza per lo sviluppo sociale ed economico. Essa dovrebbe coinvolgere tutto il personale dipendente, i soggetti in attesa di occupazione ed in particolare i lavoratori con contratti temporanei perché possano usufruirne della formazione continua, ormai ritenuta fondamentale per l’aggiornamento e la predisposizione a svolgere diverse professionalità.
    Occorre naturalmente investire risorse significative anche nella formazione manageriale diretta agli imprenditori ed ai quadri, con il coinvolgimento diretto delle associazioni imprenditoriali e dell’Università, con consulenze e tutor di riconosciuta ed elevata capacità. Tale formazione dovrebbe spaziare a diversi livelli a partire dalle specializzazioni inerenti la commercializzazione e l’export, fino alla sicurezza nei luoghi di lavoro.

    Le esigenze formative, universalmente riconosciute, dovrebbero poter trovare maggiore capacità di risposta a livello istituzionale anche attraverso una più puntuale caratterizzazione del ruolo di strutture diverse da quelle che fanno riferimento alle associazioni imprenditoriali, come agenzie per lo sviluppo locale.
    Nella nostra Provincia, com’è noto, molte aziende hanno beneficiato dell’immigrazione, spesso per lavori di basso profilo e manovalanza, che vengono generalmente rifiutati dai nostri cittadini. Proprio per questo essi necessitano di maggiore attenzione alla prevenzione a partire da quella infortunistica.

    Appare dunque necessaria una prima formazione, comprendente anche livelli minimi di alfabetizzazione, per i lavoratori stranieri che si affacciano al nostro mondo del lavoro, senza conoscere norme minime di tutela della loro incolumità personale. In questo contesto occorre uno sforzo per perseguire politiche di coesione. Le istituzioni locali devono facilitare la logistica dei trasporti e delle politiche abitative.

    Pubblicato 1 anno fa #

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